Metodi per disinnescare una bomba (atomica). Il romanzo d’esordio di Noemi Cuffia

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Alcune cose ci stanno a cuore ancora prima di averle tra le mani. Alle volte, ma più raramente, continuano a starci a cuore anche dopo averle conosciute. E altre volte ancora invece cambiano, si fanno altro: si raffreddano, si trasformano, e poi alla fine si allontanano, come una supernova, quando finisce per scomparire lasciandosi dietro un’esplosione di energia e potenziale.

In questo, i romanzi non sono poi così diversi dagli incontri. Eppure con questo esordio di Noemi (Cuffia), per quanto molto atteso, non è andata così. Insomma, nessun raffreddamento, col tempo o con la scoperta – e ho aspettato a dirlo. Nessuna lenta presa di distanza.

Perché questa storia, chirurgica come le sequenze logiche e malate del cervello di un serial killer, lucida come i pensieri a sangue freddo, e senza pietà, continua a starmi a cuore. Anche adesso, che è in libreria già da qualche settimana e sono passati mesi da quando l’ho letta per la prima volta.

Se Noemi la conoscete, per via del suo blog, oppure no, questo romanzo vi consiglio di leggerlo comunque. Perché raramente capita di scovare degli esordi così promettenti e maturi. Storie che si sono nutrite di altre storie, si sente, ed è un bene. Storie che però hanno già trovato la propria strada. 

Leggetelo, e vi resteranno addosso il senso estivo di certe stanze grandi e un poco vuote, di certe case. Le siepi più o meno verdi, le dita sui campanelli, l’ansia che sale aspettando di sentire una risposta. Non dimenticherete più, mai, un certo colore di occhi, una certa qualità materica dell’aria. Vi chiederete più spesso quanto veloce stia battendo il vostro cuore, a quanti battiti al minuto. E che nome hanno le piante che vi circondano e a cui non vi eravate preoccupati di dare un nome. Scoprirete la Torino di chi la guarda dall’interno, e da tanto tempo. E poi soprattutto, aspettatevelo: chiudendo questo libro vi ritroverete le mani sporche di nero. Non una cosa che si lava via in fretta, non un colore senza carattere e senza consistenza. Piuttosto uno spessore come di catrame, pesante, memoria di metallo. Un impasto dalla luminescenza fredda, visibile ma evanescente, alla luce, e poi sotto ancora nero, tanto nero.

 

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4 pensieri su “Metodi per disinnescare una bomba (atomica). Il romanzo d’esordio di Noemi Cuffia

  1. Ogni recensione che leggo sul Metodo della bomba atomica mi fa sentire incapace di riuscire a esprimere anch’io a parole cos’è stata per me la lettura. Certo che se non l’avessi letto, questa sarebbe una delle pagine che mi avrebbe convinta a farlo ^_^

    • Credo dipenda dal fatto che questo romanzo non è una cosa soltanto. Sembra piuttosto milioni di stratificazioni geologiche di emotività, attitudini, ferite e storie personali di tutti i personaggi coinvolti. Ed è sempre molto difficile dare l’idea della profondità quand’è opaca.

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