Sugli editori, la moralità e i libri (necessari)

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Oggi, mentre aprivo cassetti in cerca di un documento da fotocopiare, mi sono ritrovata tra le mani questo dossier uscito a marzo dell’anno scorso e distribuito gratuitamente in tutte le librerie Feltrinelli. Insieme al sole (molto freddo) di oggi, è tornata a galla un po’ di speranza per la primavera in arrivo (chissà, ma comunque speriamo).

Allora, ho deciso di affidare alla fine di gennaio questa cosa qui che segue.

“Nell’universo frastornato di libri, di comunicazioni, di valori che spesso sono pseudovalori, di informazioni (vere e false), di sciocchezze, di lampi di genio, di forsennatezze, di opache placidità, io mi rifiuto di far parte della schiera dei tappezzieri del mondo, degli imballatori, dei verniciatori, dei produttori di mero superfluo. Poichè la micidiale proliferazione della carta stampata rischia di togliere alla funzione di editore qualsiasi senso e destinazione, io ritengo che l’unico modo per ripristinare questa funzione sia una cosa che, contro la moda, non esito a chiamare moralità: esistono libri necessari, esistono pubblicazioni necessarie”.

Così scriveva Giangiacomo Feltrinelli nel 1967, su “King”, tracciando nettamente una strada.

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