Estate (storia di una fotografia)

Ti liberavi al sole, del vitreo delle arterie,
reticolo in trasparenza.
Nella stanza l’odore del bianco,
la sabbia nel pulviscolo della doccia.
Ti ho visto la pelle scorrere,
attorno alle mani, col grumo nero
della destra, fino a sfiorare l’anulare:
a tre anni il neo ti stava ancora al centro della mano.
Nelle foto stiamo,
sedute ai piedi degli alberi, d’estate:
tu, che mi sei uguale; col nodo, il sangue, l’odore.
Le biciclette sotto ai pini.
Ti tengo il braccio stretto al collo,
mentre mi baci stringi forte i denti.
Lo so, adesso;
la nostra pelle, indifferentemente
era la mia, e insieme era la tua.

* a mia sorella

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