Un romanzo d’esordio (e una storia di tecnici, lavatrici, streghe portinaie e strade di Milano)

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Ed eccolo qui: è arrivato sulla mia scrivania qualche giorno fa, promettente e colorato (le copertine dei libri promettono sempre qualcosa).

Il mio regalo sei tu è il primo romanzo di Sarah Spinazzola, milanese, classe 1983, edito da Marcos y Marcos. Una copertina che si fa notare – circense, fiabesca – e un titolo molto sentimentale – ma va anche bene, purché non parli d’amore. E in effetti, per fortuna, è così.

E’ la storia di un padre e una figlia. Due sconosciuti che non si sono mai visti prima e che, per diciotto anni, della vita dell’altro hanno ignorato tutto: pianti, felicità, cambiamenti improvvisi, tagli di capelli, allergie, piatti preferiti, i nomi degli animali domestici, gatti, cani, mobili rotti e porte che smettono di funzionare. Poi, da un giorno all’altro, hanno deciso di incontrarsi, come se niente fosse successo. Come se tutto fosse colmabile – le distanze, i vuoti – e il dolore e le ferite fossero, comunque siano, superabili.

E’ una storia (quasi del tutto) vera, e si sente. Ma verità e dolore, invece di rafforzare il racconto, finiscono con l’imbrigliarlo almeno per la metà del tempo: in un personaggio molto ingenuo, e in una storia che tarda a cominciare davvero. Però quando comincia, le cose cambiano, si ingrana la marcia giusta. L’ingenuità diventa stupore e incredulità e l’autrice porta in scena una tragicomica escalation di fatti incredibili e scoperte inaspettate. A un certo punto, insomma, la storia volge al comico e scopre la sua (vera) natura.

Quello che resta, a libro finito, è una galleria deliziosa e leggera di fatti e personaggi. Una storia di tecnici della lavatrice mischiati a sogni, portinaie cattive e nonne che si spogliano e tentano di lanciarsi da un balcone come se in fondo fosse lo stesso, vivere oppure no. Padri che non ci sono stati, e forse avrebbero fatto bene a continuare a non esserci, e poi ancora telefonate, valigie, e patetiche e comicissime minacce di farla finita.

Ecco dov’è il potenziale, di un’autrice che sarò molto curiosa di rileggere, quando firmerà il suo secondo romanzo. Il primo è giusto che sia così, ingenuo, un po’ decentrato, sbilanciato, ma con gli ingredienti giusti da tenersi stretti, e la voglia di guardare, sempre, alle cose.

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